Il pensiero delle Officine

Le parole che
ci abitano.

Due poesie di Francesco Mendola.

L’ascolto del corpo e il tempo per ritrovarsi: una parte intima del pensiero che anima Le Officine della Salute.

Francesco Mendola

Torna nel tuo corpo.

Hai abitato troppo a lungo le stanze affollate del pensiero, contando le crepe, sorvegliando porte che nessuno voleva forzare. Intanto la vita accadeva altrove: nel sangue che conosce la strada, nel respiro che alza il petto, nel calore discreto della pelle quando qualcuno si avvicina. Torna nel tuo corpo.. Non chiedergli di essere perfetto. Chiedigli dove ha nascosto ciò che non hai potuto dire, quale peso trattengono le spalle, quale desiderio ricordano ancor le tue labbra. Posa i piedi sulla terra. Lascia che il silenzio ti restituisca il battito. Ogni cuore pronuncia un nome che la mente, talvolta, dimentica. Torna nel tuo corpo.. Muoviti senza testimoni. Sciogli i fianchi, apri le braccia, concedi alle ossa la loro musica. Non danzare per essere guardata: danza finché non sarai tu a riconoscerti. Scegli ciò che sfiora, ciò che profuma, ciò che nutre senza colpa. La sensualità non è mostrarsi: è restare presenti mentre la vita ci attraversa. E quando incontrerai lo specchio, non domandargli cosa manca. Cerca la storia nello sguardo, la forza gentile delle forme, la bellezza irripetibile di tutto ciò che hai vissuto. Torna nel tuo corpo. Non è la gabbia, non è il limite, non è qualcosa da correggere. È la tua prima casa. La soglia da cui il mondo entra. Il luogo esatto in cui puoi finalmente tornare senza dover chiedere permesso.

Francesco Mendola

L’oasi non è alla fine.

A volte ci precediamo così tanto che abbiamo sete della sera, di fermarci a cielo aperto e tornare a noi stessi. Il pensiero ha già aperto un’altra strada, spostato un ostacolo, immaginato una stanza mentre le mani sono ancora al lavoro. Corre dove qualcosa chiede una risposta, cerca un varco, collega ciò che sembra lontano, finché prende forma un modo per sciogliere un nodo, dare sollievo. Come nel deserto, una duna ne nasconde un’altra. Un guasto interrompe la corsa e la strada rimane nelle gambe. A volte affiorano immagini che ancora non hanno un nome. Il pensiero le segue, le mani cercano una forma. Il corpo sa dire molto prima che arrivino le parole. Eppure capita di portarlo avanti senza fermarsi ad ascoltare quanto costa tenere tutto insieme. Certe emozioni arrivano quando il respiro fa loro spazio. Si allenta la presa, scende via il peso dalle spalle. Una voce può finire di raccontare e il silenzio che segue si può abitare insieme. Nell’arco teso, il bambino lasciato in disparte oggi ritrova il suo posto. Una notte, tra le dune, il motore taceva. La brezza sahariana soffiava gentile alla maglia di lino. A ogni respiro il corpo raggiungeva quel punto in cui lo sguardo era già fermo. L’oasi era anche quel fermarsi, bere un sorso d’acqua, alzare gli occhi. C’era ancora tanta strada incerta, eppure quella notte non mancava nulla. Che la fatica trovi acqua. Che quanto nasce dalla cura abbia tempo di mettere radici. Domani è già aperto. Può aspettare. Che il respiro scenda dove qualcosa è rimasto in attesa e trovi ancora viva la strada per tornare a fiorire.
La poesia con le fotografie su Instagram ↗

All’origine del progetto

Un’idea di salute che parte dalla persona.

Queste poesie custodiscono una parte intima del pensiero da cui sono nate Le Officine della Salute. Esprimono il desiderio di incontrare la persona oltre la richiesta di una prestazione, lasciando spazio alla sua storia, alle sensazioni e alle parole.

Nel progetto, quell’invito diventa concreto: tempo per l’ascolto, professionisti che dialogano, movimento, cura e occasioni per dedicarsi a sé.

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